Quando ci guardiamo allo specchio crediamo di vedere il nostro corpo e la nostra
vera immagine.
Purtroppo non è così.
Quella superficie riflettente non è un’oggetto neutro che
si limita solo a riflettere il nostro aspetto, ma riflette una visione
profonda influenzata dal nostro stato d’animo e dalle nostre emozioni.
Non è l’immagine reale quella che vediamo, ma quella interiore.
Quindi per vederci belle, bisogna innanzitutto accendere, dentro di noi, la gioia di
vivere e la luce che abbiamo.
L’arte di saper stare con sé stessi, non è altro che sviluppare un’abilità di
guardare diversa, non per cambiare cercando di assomigliare ad altri o a
modelli imposti come “belli” dalla società, ma per dare origine
ad un’immagine che possa far risuonare qualcosa dentro di noi.
In poche parole, significa mettersi difronte allo specchio senza
dire nulla, facendo attenzione alle sensazioni che si provano.
È importante sbarazzarci di giudizi e valutazioni impietose su di noi.
Chi, con l’età, ha cominciato a non piacersi, è perché si concentra su alcuni punti negativi del corpo: rughe sul viso, pancia gonfia, tessuti poco tonici…… che
diventano incessantemente zavorre che affondano l’AUTOSTIMA.
Invece, sarebbe più concreto, concentrarsi sulle parti di noi che troviamo belle,
quelle più autentiche, che ci piacciono di più. Quelle che sono più originali.
Ad esempio gli occhi, oppure i capelli, le labbra. Da queste cose possiamo
cominciare a germogliare e tornare a vederci belle.
Non ci si deve adeguare a canoni di perfezione astratti e
irraggiungibili, ma semplicemente dobbiamo manifestare entusiasmo, vivacità, mistero e curiosità.
Essere sé stesse, è star bene nella propria pelle a qualunque età e vedere
questo benessere riflesso nel nostro ritratto.
Un’ esercizio fantastico che vi consiglio è recuperare una fotografia in cui ci
vediamo belle che ci fa dire “si sono proprio io”.
Ritornare a quella immagine, farla rivivere, riporterà alla luce l’energia che
la animava. Chiedersi “cosa volevamo dalla vita in quella foto, “cosa ci piaceva”.
Rispondere a queste domande ci permetterà l’avvicinamento alla nostra figura originaria. Solo così possiamo recuperare dignità e sicurezza in noi stesse.







