Questa confusione si materializza per due motivi:
- Non riusciamo a dare una priorità a tutte queste problematiche che permetterebbe di definire un grado di serietà e il loro collegamento;
- Un carico emotivo talmente elevato che non ci permette la lucidità necessaria nel fronteggiarli;
Risultato: disastro annunciato su tutto il fronte con conseguente stallo che provoca livelli allarmanti di ansia e stress.
Come affrontare la questione allora?
Si sa i detti dei nostri antenati sono sempre i migliori e i più efficaci quindi “contare fino a dieci prima di agire” è la cosa migliore da fare.
Durante questa fase dobbiamo concentrare la nostra attenzione sulla sensazione che stiamo provando e sul come sta agendo interiormente. Vedete ogni sensazione positiva o negativa che sia ha un percorso nel corpo e una volta capito il senso di marcia, per così dire, possiamo decidere se accelerare quel flusso nel caso di sensazioni positive, o contrariamente invertirlo nel caso di sensazioni negative.
Nel nostro caso, avendo la necessità di diminuire il carico emotivo, dobbiamo operare un cambio di direzione.
Ora che la parte emotiva è gestita, dobbiamo osservare le questioni da amministrare in terza persona, come se non fossero personali e definire una priorità.
Questa lista va fatta catalogandole in:
- Prioritarie urgenti;
- Prioritarie non urgenti;
- Non prioritarie urgenti;
- Non prioritarie non urgenti;
Così diamo un ordine di lavori con la lucidità necessaria. Il consiglio è cominciare a risolvere le questioni “Prioritarie non urgenti” che risultano essere le più impegnative, e inserire, tra queste, le “prioritarie urgenti” e via via tutte le altre.
Ad esempio: devo fare la spesa perché a casa non c’è nulla da mangiare (prioritaria ma non urgente perché posso andare quando voglio) e al tempo stesso devo prenotare una visita importante per un malessere che non mi dà pace (priorità urgente).
Prima cosa penso ad andare a fare la spesa e mentre sono nel tragitto al supermercato telefono al centro prenotazioni. Nel caso non riuscissi a prenotare la visita, almeno riesco a fare l’approvvigionamento provviste, altrimenti se investo tutto il mio tempo a prenotare l’accertamento e non ci riesco rischio di non rifornire la stiva di casa e quindi mi ritrovo con due priorità urgentissime, di conseguenza un carico di ansia maggiore.
Provare per credere come si dice in gergo.







